Intervista a João do Lago: Animatore di Castlevania 2 e Revue Starlight

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Lo staff del sito portoghese OtakuPT ha avuto l’opportunità di intervistare João do Lago, un animatore della stessa nazione che recentemente ha partecipato all’anime Revue Starlight e a Castlevania 2, disponibile su Netflix dal 26 ottobre. In questa intervista egli  racconta il suo percorso dalla sua formazione fino ai suoi primi lavori, com’è riuscito ad entrare a far parte del progetto Revue Starlight, quali sono i suoi futuri progetti per poi dispensare alcuni consigli a chi sogna di divenire animatore. Ad offrircela a pochi giorni dalla sua release originale è il lettore affezionato di Far from Animation Terenzio Pipoca, che ha pensato bene di tradurla in italiano sfruttando le sue eccellenti conoscenze del portoghese, al quale vanno i miei più sentiti ringraziamenti.

Prima di tutto parlaci un po’ di te: come ti sei appassionato all’animazione? Che percorso hai intrapreso per diventare animatore? Come ti sei formato?

Mi chiamo João do Lago. Ho sempre amato l’animazione sin da bambino, ma non mi è mai passata per la testa l’idea che potesse diventare la mia professione, almeno all’inizio. Solamente al liceo, quando ho cominciato a pensare al mio futuro e a ciò che avrei voluto fare nella vita, ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare animazione. All’epoca mi scontrai con un problema: la mancanza di corsi di animazione in Portogallo. Siccome studiare all’estero non mi era possibile, decisi di mettere da parte quel sogno ed entrai in un corso di design. Dopodiché presi parte ad un master di illustrazione e animazione ma lo lasciai a metà. In quel periodo mi persi un po’, senza sapere molto bene cosa volessi fare. Provai l’animazione 3D, la concept art, addirittura arrivai a lavorare ad un videogioco per qualche tempo finché conobbi l’animatore austriaco Bahi JD, che lavorava come animatore da casa per delle produzioni giapponesi. All’epoca ero abbastanza scontento della mia vita e quello che era riuscito a fare mi ispirò a riaccendere quella voglia che avevo di lavorare nell’animazione.

Decisi quindi di provare, dal momento che non avevo nulla da perdere. Cominciai ad allenarmi per conto mio, realizzando piccole animazioni e condividendole su internet, principalmente su Twitter. Alcune delle animazioni che feci diventarono abbastanza virali, come questa per esempio e iniziai ad essere contattato per delle offerte di lavoro. Una di queste fu da parte Samuel Deats, regista della serie Castlevania in onda su Netflix. La mia carriera da animatore cominciò proprio con la seconda stagione di Castelvania.

 

Ha già avuto qualche esperienza con produzioni in stile giapponese? Se si quali sono state?

Aldilà di Revue Starlight, lavorai a Castlevania e in altri piccoli progetti con lo Studio Yotta, in particolare uno molto interessante che però non è stato ancora ufficialmente annunciato.

Molti animatori, principalmente i cosiddetti webgen, sono autodidatti. Anche tu ti definiresti autodidatta?

Sì, anche se comunque sono riuscito a prendere parte a delle lezioni di animazione quando studiavo design, nelle quali venivano insegnate nozioni di base,  la maggior parte di quel che ho imparato deriva dagli studi che ho fatto per conto mio, attraverso dei libri e studiando alcune sequenze che apprezzavo.

Hai qualche progetto a cui sogni di partecipare in futuro?

Il mio sogno sin da quando mi interessai alla carriera di animatore è quello di lavorare alla Ghibli in un film di Hayao Miyazaki (l’anno scorso riuscì addirittura a mandare loro il mio portfolio, quando ancora accettavano candidature) ma so che le probabilità che ciò possa accadere sono in sostanza pari a zero. Qualcosa di più raggiungibile, forse persino di possibile, è quello di lavorare nella seconda stagione di Made in Abyss.

 

Quali sono le tue figure di riferimento nel mondo dell’animazione?

Per quanto riguarda i registi Hayao Miyazaki e Satoshi Kon. Quando mi interessai per la prima volta all’animazione, ancora adolescente, vedevo i loro lavori come il modello che volevo eguagliare. Al giorno d’oggi esistono molti altri nomi che mi ispirano, ma continuo a vedere questi due registi come i miei modelli.

Per quanto riguarda gli animatori: È difficile scegliere un unico animatore preferito, ma forse direi Makiko Futaki, un’animatrice dello Studio Ghibli che realizzò alcune delle scene più iconiche nei film di Miyazaki. In generale provo un grande fascino per gli animatori che riescono a dare vita a movimenti lenti e delicati, poiché trovo che questi siano i tipi di movimenti più difficili da rappresentare degnamente.

Quali sono le opere che più ti hanno ispirato?

Mi faccio ispirare da qualsiasi opera che si tratti di un libro, un film, un anime, qualsiasi cosa mi dia la voglia di lasciar tutto da parte e di creare qualcosa di mio.

Quale è stato il progetto al quale hai preferito partecipare?

Ovviamente mi è piaciuto parecchio partecipare a Revue Starlight, perché l’ho apprezzata molto come serie animata e credo sia stata la produzione più istruttiva che ho affrontato fino ad ora. Ma forse quello che più ho amato è stato un progetto a cui ho partecipato per lo Studio Yotta di cui non posso rivelare il nome poiché non è stato ancora annunciato, nel quale sento di aver prodotto il mio miglior lavoro fino ad ora.

Quali sono i tuoi studi preferiti e perché?

Non ho molte preferenze per quanto riguarda gli studi. Forse lo Studio Ghibli. Mi piaceva un sacco il vecchio studio Gainax, ma in pratica oggi non esiste più.

Quali sono i tuoi film e le tue serie televisive preferite?

Film: La città incantata.

Serie Televisiva: Neon Genesis Evangelion.

Revue Starlight

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Come sei stato coinvolto con la Kinema Citrus per lavorare a Revue Starlight?

Verso metà luglio, subito dopo la messa in onda dei primi episodi di Starlight , il presidente della Kinema Citrus fece un post su Twitter in cui annunciò che avevano bisogno di animatori per concludere il progetto. Tentai la fortuna e venni scelto, avvenne tutto molto all’improvviso. Se scrutate tra i commenti nel tweet, potrete vedere il mio che chiede se avrebbero accettato animatori stranieri, è stata proprio quella la mia prima interazione con loro.

Qual è stata la tua reazione quando sei stato “scelto” per lavorare a Revue Starlight?

Rimasi piuttosto contento. Erano già usciti 3 episodi quando iniziai a lavorarci. Ricordo di aver visto il primo episodio e di aver pensato “mi piacerebbe poter lavorare a qualcosa del genere un giorno”. Dopo due settimane stavo facendo esattamente quello.

Hai ricevuto qualche tipo di preparazione prima di cominciare a disegnare le tue scene?

Io quando devo disegnare i personaggi, per garantire che rimangano “on model”, faccio alcuni disegni a parte fino a che non ho familiarizzato abbastanza con i design.

Quali sono stati i consigli o suggerimenti che hai ottenuto dallo staff durante il processo? Avevi qualche contatto con il regista/animation director o storyboarder?

Non direttamente. Tutta la comunicazione diretta veniva fatta con Ogasawara (Muneki Ogasawara) o con uno degli assistenti di produzione. L’unico contatto con i registi era tramite delle note nei disegni corretti.

Quali sono state le tue maggiori difficoltà in questo progetto?

La difficoltà principale è stata forse relativa ai tempi. Avevano problemi di produzione e le deadline erano molto vicine. Ho dovuto sacrificare delle ore di sonno per riuscire a rispettare le schedule. Trovo che in generale sia riuscito a fare un buon lavoro, ma sento che se avessi avuto più tempo avrei potuto migliorare alcune cose.

Com’è lavorare con uno staff prevalentemente giapponese?

Lavoro a casa e comunicavo con loro in inglese, per questo da parte mia non c’è stata una grande differenza, è stato come lavorare in altri progetti.

Quali sono le differenze tra lavorare nell’animazione occidentale e quella orientale?

Dover produrre dei layout, in cui dobbiamo dare delle indicazioni sulla luce, sugli sfondi e  sui movimenti di macchina. Forse la più grande differenza sta nel dover fare delle timesheet. Dato che oggi, in occidente, tutto è praticamente digitale, non ho mai fatto nessuna timesheet, ma siccome la key animation è realizzata ancora principalmente su carta, le timesheet sono essenziali.

Ah, le deadline sono davvero molto vicine tra di loro.

Che cosa hai imparato  lavorando con professionisti del settore dell’animazione giapponese?

La maggior parte di quello che ho imparato riguardava più che altro il processo di produzione delle animazioni stesso, comprendevo il funzionamento delle sue parti man mano che lavoravo. Tutti i vari step, come annotare i disegni, come fare le timesheet e così via.

Molti animatori provenienti da tutto il mondo che lavorano principalmente con gli strumenti digitali hanno fatto la loro recente apparizione nel settore degli anime. Pensi di spostarti in Giappone oppure di continuare a lavorare in Portogallo?

Se emergerà qualche opportunità ovviamente non rifiuterò. A mio parere lavorare in casa è qualcosa di troppo solitario. Ci sono persone che lo apprezzano, ma io preferisco essere circondato da altre persone che stanno lavorando insieme a me per stesso obiettivo. Trovo che sia un ambiente molto più stimolante, per questo sì, mi piacerebbe molto lavorare in uno studio.

Attualmente forse i software d’animazione più noti sono CLIP STUDIO PAINT, Toon Boom Harmony e lo stesso flash. Ci sono altri che utilizzi di più o che preferisci?

Uso Photoshop con un plugin chiamato AnimDessin2. Tecnicamente non è un programma d’animazione, ma è utile. Di recente sto cominciando a pensare di passare a Clip Studio, poiché funziona più o meno allo stesso modo e, siccome il plugin di Photoshop non è ufficiale, ho paura che prima o poi smetta di funzionare.

In che modo le tecniche utilizzate nell’animazione occidentale si differenziano da quelle usate nell’animazione giapponese?

L’animazione è animazione. Lo stile di disegno può essere diverso, ma le tecniche e i principi utilizzati sono gli stessi. Quello che varia è il processo in sé, cose che ho già ribadito, come dover realizzare i layout, le timesheet, e così via.

Sul settore dell’animazione

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Che opinione hai della CG negli anime?

Se vi state riferendo al 3D, non ho nessun problema. Penso che il pregiudizio attorno al 3D sia dovuto al fatot che molte volte è utilizzato in un modo scorretto e i risultati lasciano molto a desiderare. Il mio anime preferito dello scorso anno è stato proprio Houseki no Kuni che, guarda caso, è un anime in 3D, una tecnica di animazione che a mio avviso è stata usata in maniera davvero interessante. Ultimamente sto giocando un po’ con Blender. La nuova versione porta mezzi per l’animazione 2d che ti permettono di disegnare in uno spazio tridimensionale. Il suo potenziale è davvero enorme.

Dacci un parere sul ruolo di Netflix nel mondo degli anime.

Trovo che qualsiasi impresa interessata a finanziare progetti interessanti sia la benvenuta, e penso proprio che Netflix stia facendo questo.

Che cosa ne pensi dei doppiaggi portoghesi negli anime?

Non guardo anime con doppiaggi portoghesi da anni. Non ho nulla contro i doppiaggi portoghesi, davvero. La mia passione per l’animazione prese il via da bambino attraverso le serie che guardavo, le quali erano tutte doppiate. Trovo che sia esattamente quello il bersaglio demografico dei doppiaggi: i più giovani.

Note conclusive

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Ending Credits degli episodi 10 e 12 di Revue Starlight nei quali João ha partecipato in qualità di key animator.

Che consigli vorresti dare a chi vuole entrare nel mondo dell’animazione ?

Se volete proprio fare animazione, il mio consiglio è quello di iniziare già da subito, per conto vostro. Iniziate a disegnare, a fare pratica. Un ottimo libro per iniziare è l’essenziale “Animator’s Survival Kit”. Iniziate da lì per poi cercare altre risorse. All’inizio i vostri risultati non saranno gradevoli ma man mano con la pratica migliorerete.

Quello che sto per dire è qualcosa che vorrei mi avessero detto in passato, essendo principalmente cresciuto in Portogallo dove il settore e l’insegnamento dell’animazione sono praticamente inesistenti, il che mi portò a pensare che il mio sarebbe stato un sogno impossibile da raggiungere. Non vi serve nessun corso per lavorare in questo settore e posso dire che non mi hanno mai chiesto certificazioni. Semplicemente hanno visto le animazioni che ho messo in rete, le hanno trovate interessanti e mi hanno offerto lavoro.

Parlando del futuro, hai qualche progetto già pianificato o completato da poterci rivelare?

Di recente ho partecipato ad un altro anime in uscita questa stagione, Conception. L’anime in sé non è un granché, ma è pur sempre lavoro e quindi si tratta comunque di un’esperienza istruttiva. Escluso quello, ho partecipato ad altri progetti interessanti quest’anno, ma siccome non sono ancora stati annunciati, non posso parlarvene.

Ancora una volta ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso per questa intervista, tutto lo staff di OtakuPT ti augura buona fortuna per i progetti futuri.

Vi ringrazio a mia volta.

Una delle animazioni di João

Potete seguire João e i suoi progetti nelle seguenti piattaforme:

Twitter

Tumblr

Sito originale (in portoghese) dell’intervista.

Traduzione ed Idea originale: Terenzio Pipoca (Facebook) (Twitter)

Adattamento, Editing e check finale: FAR

Primo check: Luca Colico (a.k.a. zLeSshuhn)

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