L’animazione di Shinya Ohira incontra quella del futuro: Takuji Miyamoto

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Qualche mese fa trattando di China ho elogiato un animatore che ha superato innumerevoli record, che sta portando avanti una modalità piuttosto nuova di concepire la propria animazione e che si sta destreggiando in innumerevoli ruoli di grande responsabilità. La figura che intendo presentare oggi è in un certo qual modo agli antipodi rispetto al “più giovane key animator di sempre”. Takuji Miyamoto (宮本託自) infatti è un animatore quasi sconosciuto anche in patria, che ha lavorato soltando a 3 episodi come key animator fino ad ora e che si è dedicato all’imbetween animation per 3 anni (un po’ come tutti i comuni mortali) all’interno di un numero molto ristretto di anime. Eppure, il valore di questo Signor Nessuno è stato riconosciuto non soltanto dallo stesso China ma anche da animatori di primissimo livello come Isao Hayashi, Takahiro Shikama e persino dal leggendario Mitsuo Iso! In questo breve articolo cercheremo di scoprire come mai questi giganti degli anime ripongono tanta fiducia in Takuji!

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Miyamoto nasce presumibilmente nella prima metà degli anni 90’ in una località tutt’oggi sconosciuta. Il suo interesse per gli anime nasce con titoli mainstream quali Naruto, Digimon e Crayon Shin-chan. Questi cartoni animati non sono semplicemente il primo contatto dell’animatore con questo mondo ma saranno anche fonte di ispirazione nel momento in cui il giovane inizierà a cercare dei modelli che troverà in animatori come Norio Matsumoto, Mitsuo Iso e Maasaki Yuasa.  Ben presto verrà a conoscenza di Shinya Ohira e si innamorerà follemente del suo impetuoso stile tanto che comincerà a ricopiare i suoi genga(keyframes) e layout(disegni preparatori delle varie inquadrature con tanto di studio delle luci e background) con maniacale costanza. Durante la sua vita scolastica si avvicina inoltre ai comics americani, all’animazione disneyana, al mondo dell’illustrazione e alla botanica (passione che porterà avanti soprattutto nel suo tempo libero). Finite le scuole superiori frequenterà i corsi di animazione tenuti dallo stesso Ohira.

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Alcune delle adorate piante di Miyamoto.

Per chi non lo sapesse infatti l’output del geniale animatore in questi ultimi 10 anni è diminuito non tanto a causa dell’invecchiamento o della ricerca di una maggior cura artistica dei singoli cut quanto per essersi dedicato all’insegnamento. Ohira ha iniziato infatti a tenere lezioni in maniera non del tutto regolare all’interno di diverse università per poi trovare impiego alla Nagoya Zokei University of Art & Design come “professore in visita” ( 客員教授, simile ad un impiego part-time) dove tiene regolarmente corsi e seminari. Ma ora torniamo al vero protagonista di questa storia.

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Ohira intento a tenere una lezione.

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Takuji entra ufficialmente nel mondo dell’animazione nel 2013 partecipando come inbetweener alla seconda serie di Teekyu negli episodi 1,2,5 e 7. L’anno successivo lavora sotto MAPPA a Space Dandy sempre come intercalatore, più precisamente agli episodi 3 e 5. Passa il 2015 principalmente a studiare, pur facendo qualche lavoretto non creditato (e non sempre inerente al disegnare animazione) per la Kamikaze Douga con la quale stabilisce un ottimo rapporto.

La netta uscita dal più totale anonimato avviene però con Mob Psycho 100 nel 2016. Notato da nientemeno che il character designer della serie, il carismatico Yoshimichi Kameda, Takuji viene affidato alle cure della premurosa Kanako Yoshida (Chief animation director di ACCA13) e del brillante Naoyuki Asano (conosciuto per il suo fervente supporto all’Animator Dormitory Project e per i character design di Guru Guru), supervisori delle animazioni degli episodi 9 e 11 che correggeranno parte dei suoi disegni. Takuji viene poi messo nella tanto agognata posizione di poter realizzare alcuni specifici cut nella dodicesima e ultima puntata senza correzioni sui propri disegni e layout. Questa decisione, attribuibile soltanto a Yoshimichi Kameda, fu soprattutto frutto della curiosità dello staff della serie: il loro obiettivo era quello di comprendere quanto del travolgente stile di Ohira era nelle mani del giovane Takuji e quindi se un così personale e particolarissimo insieme di tecniche fosse effettivamente trasmissibile tramite l’insegnamento ufficializzato. Kameda reagì molto positivamente a quelle animazioni ma non rivelò a nessuno la risposta a quello specifico quesito.

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Piccolo tributo di Miyamoto dedicato a Mob Psycho 100 e a Yoshimichi Kameda

Takuji non si dedicò soltanto a Mob Psycho quell’anno e si gettò a capofitto nel mondo delle doujinshi d’animazione fondando il proprio circolo per presenziare al Comic Market: St. ARSON, chiaro riferimento al noto St. BREAK di cui fa parte anche il suo maestro. Al gruppo di lavoro partecipano anche gli amici Miya Miya, Ryu Itayama e Tsurutama i quali però non hanno ancora prodotto nessuno sketchbook personale al contrario del protagonista di questo articolo che partecipa al Comiket 90 con “ST. ARSON” e al Comiket 91 con “Miyamoto Takuji”ed un’altra doujinshi senza titolo. All’interno di questi artbook sono contenuti illustrazioni realizzate a matita su carta d’animazione e veri e propri finti layout di ipotetici anime realizzati dall’autore. I soggetti prediletti sono soprattutto figure umane dalle corrette proporzioni, non particolarmente ricche di dettagli ma colpite da un gran numero di piccole distorsioni della lineart ma è possibile notare un certo interesse da parte dell’artista per quegli elementi che in animazione rientrano nella categoria della cosiddetta “FX (effects) animation”: fumo, fiamme, acqua, detriti e simili. In queste illustrazioni è possibile notare il suo amore per Ohira forse ancor più che nelle animazioni realizzate per Mob Psycho: alcune di esse sono davvero indistinguibili da alcune recenti produzioni personali del maestro! Tuttavia per comprendere meglio dove lo stile di Shinya Ohira si interrompe e dove Takuji lascia spazio alla sua originalità è bene analizzare i suoi cut creditati.

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Cover art di “ST. ARSON”

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Cover Art di “Miyamoto Takuji”

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La postazione dell’animatore al Comiket 91

In primo luogo l’approccio alla lineart è piuttosto simile a quella del suo insegnante per quanto presenti alcune semplificazioni: Miyamoto utilizza un gran numero mine dalla diversa durezza e dallo spessore differente, tecnica non certo comune tra gli animatori giapponesi. Egli non manipola soltanto la grandezza e l’intensità dei propri tratti sul foglio, si permette persino l’ardire di inserire nei propri cut sfumature di grigio simili al carboncino, tratteggi e molte linee spezzate (oggetti grafici particolarmente ostici da colorare con le tecniche digitali standard degli anime).  Il suo interesse però non sta tanto nel trasportare lo spettatore all’interno di un nuovo e misterioso piano del Reale, come accade in buona parte dei lavori di Ohira, quanto quello di simulare una temporanea alterazione del mondo percettivo dell’osservatore similmente a quanto accade in questo cut di Yoh Yamamoto, altrettanto giovane animatore di talento. Legata a questa percezione del proprio lavoro vi è la differenza tra professore e studente nell’approccio ai design originali, differenza che si fa sempre più netta nei lavori più maturi di Ohira: il maestro suo ogni personaggio, lo riempie con il proprio stile quasi che gli fornisse qualche nuovo aspetto di caratterizzazione grafica e psicologica mentre Takuji si limita a distorcerne gli aspetti fondamentali, che tuttavia rimangono ben visibili, attraverso prospettive assurde e ad una scomposizione graduale del disegno. In questo senso ci troviamo di fronte ad una situazione similare a quella di Ryosuke Nishii (di cui abbiamo già parlato sul sito qui): entrambi gli animatori, Nishii con la sua “camera a terra” e Miyamoto con le sue distorsioni percettive, diventano risorse specifiche e mirate per la regia, quasi che si trattasse non di animatori ma di speciali dardi adatti ad uno specifico bersaglio. Il suo timing risulta anch’esso influenzato soltanto parzialmente da Ohira: i loro intenti sono simili ma non certo in maniera totalizzante: entrambi non sono particolarmente interessati a produrre un’animazione realistica, dove ogni microsezione di un movimento è rappresentata secondo la reale percezione dell’artista ma si tenta di raccontare un “flusso” vitale che in Ohira è ricco di movimenti secondari e dove persino le forme più insignificanti sono in continua evoluzione mentre Miyamoto è più interessato ad una progressiva “distruzione” del layout frame dopo frame, arrivando ad un vero e proprio climax della distorsione stessa a fine cut. In un certo senso si può affermare che se il maestro è intenzionato a mostrare questo “flusso vitale” a 360 gradi, Takuji risulta piuttosto interessato a mostrare l’interrompersi di questo flusso, la sua fine. Questa differenza, ricollegandomi a quanto detto nel paragone con Nishii, non è necessariamente una mancanza artistica e permetterà sicuramente all’animatore di trovare una posizione specifica all’interno di molte serie animate, anche parecchio differenti tra di loro.  Diviene appunto una nuova possibilità di storyboarding in forma umana nelle mani del regista.

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Interessante notare inoltre come la sua ricerca artistica si spinga talvolta ben oltre l’illustrazione “pura”, vero prospettive che ben più si avvicinano al primitivismo e all’espressionismo.

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Cosa si prospetta nel futuro di questo promettente artista? A Ottobre Takuji ha dichiarato di essere stato alle prese con BATMAN NINJA della Kamikaze Douga. Il film animato, che si prospetta essere realizzato principalmente in computer grafica, sarà sicuramente il palcoscenico adatto a far brillare ancora questo giovane talento all’interno di qualche particolare scena in 2D realizzata ad hoc per Miyamoto. Il film è in fase di produzione da ben 3 anni e l’animatore ha probabilmente passato buona parte del 2017 a lavorare ai propri cut. Durante l’ultimo mese inoltre ha iniziato a fare piccoli esperimenti di animazione e disegno digitale che potrebbero portare ad un interessante incontro fra il proprio stile, già un potente “ibrido” tra il flusso vitale di Ohira e le proprie esigenze espressive, e la web-gen animation, magari proprio di quel China che tanto lo stima e lo apprezza. In ogni caso auguro a Takuji Miyamoto un 2018 ricco di esperienze formative e arricchenti! In bocca al lupo, 大平さんの弟子!

 

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