La Manabi Line conta(e contava) davvero qualcosa?

Questo articolo nasce come risposta(o approfondimento, per meglio dire) al video di Lord Blacker in merito alla Manabi Line. Non vuole essere una vera e propria critica, dal momento che l’amico Mauro si è limitato a riportare la definizione di questo concetto, quanto un discorso sull’inattendibilità della Manabi Line e sul perché ci dobbiamo dimenticare di lei al più presto. Se non avete idea di che cosa si tratta, aprite il link qui sopra o l’anteprima qui sotto poiché capirete molto bene il concetto di base.

La Manabi Line conta davvero qualcosa ? La risposta, in breve, è no. Prima di però di entrare nel vivo spiegando che tipo di problemi presentano i dati relativi agli incassi di Manabi Straight, è bene chiarire le origini di questo termine, raccontare che tipo di anime era Manabi Straight e elencare le sue possibili fonti di guadagno.

Il termine Manabi Line nasce pochi mesi dopo l’uscita dei DVD della serie su 2chan, antenato giapponese di 4chan, a fini scherzosi. Va detto che questa espressione è stata coniata da un normale utente, non da un esperto del mercato degli anime e per quanto molto diffusa anche in Giappone, basta digitare まなびライン su Google per trovare oltre 5 milioni di risultati, non viene pressoché mai utilizzata dalla stampa specializzata come Newtype, Animestyle,  Animage o Animane. Ha finito poi con l’essere accostato alla “Anime Saving Line”, nata da un’affermazione del regista Yutaka Yamamoto in merito alle copie home video vendute dalla sua serie Fractale, 883, che a suo avviso sono bastate per far rientrare tutte le spese di produzione*.

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DON’T TRUST HIM

Manabi Straight è la nostra tipica produzione?

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Risposta veloce: no.

Ma che tipo di produzione era Manabi Straight? Gakuen Utopia Manabi Straight nasce come progetto mediamix con a capo un comitato di produzione formato principalmente dallo studio d’animazione Ufotable, ancora esordiente e con sole tre animation production alle spalle, e la casa editrice MediaWorks del gruppo Kadokawa. Si decide di pubblicare un manga, realizzare dei prodotti animati ed un videogioco dopo pochi mesi . Dopo una prima fase, dedicata al fornire nomi e caratterizzazioni ai personaggi grazie ai suggerimenti dei lettori della rivista Degenki AniMaga, il fumetto viene serializzato sulla rivista Degenki Daioh da Dicembre 2005, scritto e disegnato dallo studio Ufotable. Originariamente, come ci si aspetta da un progetto multimediale, manga ed anime dovevano fare la loro comparsa in periodi molto vicini tra di loro ma, non riuscendo a trovare un regista, il periodo di programmazione slitta di ben 2 anni. Per risolvere definitivamente questo problema si decide di sostituire la classica figura del regista(監督, kantoku) con quella del Team Manabibeya (チームまなび部屋 chīmu Manabibeya) composto dai producer di Ufotable e Kadokawa, dagli episode director e da altri ruoli importanti all’interno della produzione. Questo porta alla realizzazione di una serie animata piuttosto sperimentale sia sul fronte degli aspetti visuali che sulla sceneggiatura.  Il manga però, viene chiuso prematuramente pochi mesi dopo l’anime e del videogioco, uscito lo stesso anno dell’anime, non viene realizzata una versione per PC, tanto agognata dai fan. L’anime vende 2435 copie in 7 uscite DVD, secondo Oricon. Viene inoltre rilasciato un OAV ad Ottobre 2007 e per diversi anni non si sente più parlare del franchise fino al 2015, quando esce uno spin-of manga per Enterbrain, interrotto bruscamente al secondo volume l’anno successivo. Oltre ad una Storia davvero sgangherata, che tipo di problemi presenta Manabi Straight per non essere utilizzato come modello per le vendite neutre degli anime?

Mediamix Project

I progetti crossmediali, o mediamix, hanno costi maggiori rispetto alle trasposizioni di fumetti, light novel, videogiochi o agli anime originali. Si tratta spesso di anime con un’altra percentuale di successi di vendita grazie all’investimento massivo in pubblicità di vario genere per franchise in questione a spese del comitato di produzione. Tuttavia a causa di questi costi aggiuntivi l’asticella della situazione neutra si alza ben più in alto di ogni altra tipologia di anime. Ma siamo sicuri che Manabi sia riuscito davvero a rientrare nei costi di produzione?

Costi di Produzione

Secondo Someanithing Manabi Straight ha fruttato 97,3 milioni di Yen. Dividendolo per 12, la media dei costi di un episodio di Manabi Straight sarebbe di circa 8,11 milioni di Yen. Un tale ammontare di denaro, per una produzione da così particolare è davvero basso, se si considera che la media del 2007 era intorno agli 11 milioni di Yen ad episodio. Nel caso Manabi fosse costato 11 milioni di Yen, quotazione comunque piuttosto improbabile, il denaro perso sarebbe stato di almeno 34,7 milioni di yen. Non certo uno dei peggiori fallimenti della storia degli anime ma nemmeno una situazione neutra dove si finisce col riottenere tutto il denaro investito.

C’è però chi sostiene che Manabi sia stata invece una serie a basso budget. Se, ipoteticamente e per assurdo, prendiamo in considerazione questa affermazione ci troviamo allora a sottostimare il numero di copie DVD che una serie televisiva anime media deve vendere per non perdere il denaro investito.

Morte improvvisa del franchise

Se Manabi fosse riuscito a rientrare davvero nei costi di produzione credete davvero che, dopo ben 3 anni di lavoro, Mediaworks e Ufotable si sarebbero ritrovati a chiudere baracca e burattini così velocemente? Risulta ben più probabile, visto anche il tentato revival finito poi malamente, che quello fosse un progetto molto amato dai suoi creatori ma al contempo improponibile agli editori per via del suo mancato successo di pubblico. Certamente poi, l’opinione che si stava diffondendo per la quale Manabi Straight era riuscito a far rientrare tutti i costi di produzione di certo non danneggia un brand attualmente in perdita se non addirittura morente e quindi non c’era un gran bisogno di smentirla.

Re-Releases

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Un altro aspetto che la Manabi Line non comprende sono le re-releases e, più in generale, le copie che vengono vendute in tempi molto successivi alle prime release. Opere come Dennou-Coil e Serial Experiments Lain sono riuscite a recuperare il denaro perduto a tempo debito, diventando così degli anime in grado di fruttare dopo molti anni.

Considerare solo la prima release

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Un altro problema riguardante la Manabi Line è quello di prendere in esame la prima release, i cosiddetti volumi 1. Essa può fornire un’idea su come andrà la serie nel prossimo futuro ma sono altrettanto alte le possibilità di non rispecchiare per nulla l’andamento generale della serie. Prendiamo per esempio i grandi divari tra i volumi 1 di Utapri Season 2 e Love Live! Season 2 rispetto alla media di tutte le release. Oppure l’entrata di in scena di una di un titolo particolare a stagione inoltrata, come è successo recentemente con Kemono Friends.

Dati Oricon

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I dati sulle vendite di BD e DVD vengono sopratutto da Oricon, che utilizza una lista  di venditori che viene continuamente aggiornata. Si tratta però di una lista parziale, che non comprende ogni singola copia venduta ma ogni singola copia venduta da quei venditori. Più si torna indietro nel tempo e più i numeri Oricon risultano poco accurati. Questo è il caso di Seikai no Senki, il cui primo volume ha venduto ufficialmente una media di 9700 copie ma che secondo stime attuali potrebbero arrivare persino a 15000 dischi!

I costi di produzione sono cambiati rispetto al 2007?

Assolutamente sì. Oggi una produzione televisiva arriva a costare almeno più del doppio di quanto costava nel 2007.

*In realtà Fractale è fruttato solo 19 milioni di Yen, quel che servirebbe per coprire poco meno di due episodi. Come al solito Yamakan le spara grossissim

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