Vale la pena vedere Gundam Thunderbolt al cinema ?

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16 e 17 Maggio si avvicinano e perdersi Gundam Thunderbolt Dicember Sky  sarebbe un gravissimo errore per quasi tutti gli amanti dell’animazione. Abbandonate ogni pregiudizio che avete sui Mecha perché, di certo, Gundam Thunderbolt non è quel che molti di voi si aspettano, magari non conoscendo il brand o questo specifico titolo.

Prima di tutto, questa non è una storia di robot giganti. Questa è una storia di Guerra. E l’unica categoria che sicuramente non potrà apprezzare questo anime è quella di coloro che non riescono a sopportare questo tipo di narrazioni. Perché Thunderbolt è incentrato davvero su quanto schifo faccia doversi uccidere, su quanto la propria prospettiva sul mondo si appiattisca in tempo di guerra e su quanto lontane le motivazioni del conflitto siano rispetto agli individui che lo portano avanti. Anche se avesse trattato di caccia da combattimento o di navicelle spaziali sarebbe stato possiible realizzare un anime molto simile a questo dal punto di vista della scrittura e delle scelte visuali. Se non siete in grado di apprezzare una storia che porta avanti tematiche del genere, potreste avere problemi a farvi investire da Thunderbolt. Se invece sopportate o apprezzate il genere, troverete motivazioni per amarlo almeno un pochino.

Anche perché potete apprezzarlo al 100% anche senza avere visto nessun’altro anime del franchise, non presentano citazioni ad altre serie, essendo ambientato contemporaneamente a Mobile Suit Gundam e non presentanto particolari riferimenti alla lore dell’Universal Century. Si tratta sicuramente di un ottimo punto di partenza per poi addentrarsi meglio tra la moltitudine di serie targate Sunrise.

Scrittura e Personaggi

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Gundam Thunderbolt Dicember Sky è scritto partendo da un’idea estremamente semplice: cosa succederebbe se durante un conflitto oramai in fase conclusiva, non appena una nuova arma rivoluzionaria entra in scena, se ne accosta subito un’altra di potenza ancora maggiore? Questa è certamente una situazione in cui mostrare la dinamicità dei mecha, il dolore e la distruzione improvvisa che questi possono evocare come semplici macchine di morte risulta assai facilitato. A questo presupposto vengono micro tematiche come la disabilità, la vergogna prometeica, gli amori impossibili e personaggi che intendono raffigurare al meglio i diversi tipi umani sono rappresentati con ,in taluni casi, un ampia dose di realismo e, in altri, esagerando con le loro caratteristiche eroiche. In particolar modo mi riferisco ai due protagonisti maschili, Daryl e Io, i quali vivono la guerra in modalità totalmente opposte seppur impiegati nello stesso ruolo, quello di pilota, e i gusti musicali dei due, anch’essi in netto contrasto, rimarcano continuamente questo fatto. Sono personaggi che ameremo o odieremo per quanto ci assomigliano(o per quanto magari vogliamo somigliare loro), piuttosto che per quanto differiscono da noi, e proprio per questo motivo sono alla portata di ogni fan degli anime. Le controparti femminili dei protagonisti sono poi personaggi perfettamente riusciti, in grado di dare profondità a due specifiche tematiche grazie alle loro peculiari posizioni all’interno del conflitto.

Sono anche dei bei ragazzi, che spesso vengono mostrati con poche vesti addosso, quindi è un film su cui anche le fujoshi possono fantasticare.

Animazioni

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Per quanto non presenti una cura tecnica simile a quella di Gundam Unicorn e Gundam 0083, che hanno preceduto “spiritualmente” questa pellicola dal punto di vista delle animazioni, Thunderbolt è purtroppo uno degli ultimi anime mecha realizzati quasi completamente con animazioni 2D ad un ottimo livello qualitativo. Si tratta di una occasione davvero da non perdere, perché può ben darsi che progetti simili finiscano per non presentarsi più negli anni a venire. Anche la character animation risulta piuttosto consistente per buona parte della durata del film anche se non si può dire lo stesso dei design, forse un po’ troppo rigidi per alcune delle scene più “estreme del film”. Sì, è un film più che ok per un comune sakugafan!

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Regia, Fotografia, Colori e Background Art

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Ho deciso di inserire tutti questi elementi insieme poiché ci troviamo di fronte ad una perfetta compenetrazione in grado di fornire uno dei prodotti visivamente migliori degli ultimi anni. La background art, che spesso cita la tristemente nota isola di Hashima nel design dei detriti delle colonie, non viene mai realizzata in un modo più complesso del dovuto e presenta colori cupi e spenti. Questo permette la realizzazione di un gran numero di disegni e fornisce inoltre la possibilità di non perdere molte informazioni visive durante i veloci movimenti di camera. La telecamera si muove così molto più liberamente e la colorazione dei mecha, piuttosto dettagliati e sgargianti, che risulta in contrasto con il triste sfondo, accentua ancor di più il dinamismo della scena. La fotografia, grazie ai barlumi sprigionati dalle esplosioni e dai dispositivi dei mecha, mette quasi in scena un palco illuminato dove i Mobile Suit vengono esaltati. O forse vengono rappresentate torce, che mettono in evidenza la brutalità delle azioni militari? A voi spettatori la risposta.

Le scene ambientate in interni, sono spesso scure. Ma quelle dove la scienza e la tecnologia sono preponderanti presentano una forte luminosità, come a dire che per quanto siano proprio loro ad aver creato quelle temibili armi, sono le uniche speranze dell’umanità nel progredire.

OST


Le musiche sono certamente uno degli aspetti che più ha portato alla buona riuscita del prodotto finito. Sono state realizzate perlopiù da Naruyoshi Kikuchi, un musicista jazz che raramente collabora alla produzione di musica per anime. Per questo motivo ha preferito realizzare soltanto la musica, che durante la durata della serie, viene trasmessa dalla radio dei piloti sul campo di battaglia. I diversi brani non forniscono soltanto un ulteriore livello di godibilità delle scene(dopotutto è noto a tutti come un’ottima colonna sonora possa giovare moltissimo ad una scena triste o d’azione) ma forniscono un ulteriore grado di spontaneità e realismo all’interno del film. Come in parte già detto, le musiche accentuano il netto contrato tra i due protagonisti: uno di loro, colui che più detesta la guerra, cerca nella musica pop degli anni 50’ un rifugio che gli faccia ricordare la normalità della vita di tutti i giorni in tempo di pace mentre il suo rivale, uomo dallo spirito dionisiaco che prova forte piacere sfrecciando libero nello spazio, ascolta prevalentemente musica free jazz. Anche se questi generi musicali non vi sono molto familiari, ascoltarli durante una scena coinvolgente ha senza dubbio un forte effetto su chiunque. Insomma, prima di guardare l’adorato Cowboy Bebop vi piaceva così tanto musica fusion?

OST consigliatissima a tutti i fan di Shinichiro Watanabe e Yoko Kanno, forse un po’ meno ai fan di Sawano.

2WjrK7G1918zeQc2lSlzHgIeAyZvKpFvSzrn8aKyWeWLuHme4Ma quindi, vale la pena andarlo a vedere?

Sì.

3 comments

      • infatti…anch’io riflettendo sono arrivato a questa conclusione (con entrambe le espressioni ci si riferisce al movimento dei personaggi nella scena),però non ero sicuro che fosse corretta,e quindi o chiesto all’esperto di sakuga

        Mi piace

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